Una rima di Fabiano Ballarin, detto Inoki, nel suo pezzo Business su Business, dice -Rischio, m'immischio! PMC2000, aspetta il disco!-

E noi così abbiamo fatto. Dicendo noi mi riferisco a me medesimo e Riki (spalla destra e videomaker). Abbiamo rischiato, ci siamo immischiati nel pasticcio dai sapori acri e zuccherosi dei club di Istanbul. Non da spettatori, ma da componenti attive. Come? Bella domanda. La prima versione di quest'articolo era 10 volte più lunga di questa, e conteneva una quantità di dettagli impressionante. Essendo io alle prime armi col web design, per errore ho cancellato la prima versione, e mi trovo qui a riscrivere, a freddo, dopo essere tornato a Bologna, ciò che mi hanno lasciato queste esperienze. Quando dicono ci sono cose che non si imparano nelle scuole, spesso si sottovaluta l'ampiezza del raggio d'azione di questa frase. Se c'è una cosa che non viene insegnata in nessun istituto, quella è come trattare con i turchi. Nella guida di Lonely Planet che avevo prudentemente comprato prima di iniziare l'Erasmus c'erano alcuni suggerimenti su come contrattare i prezzi al Gran Bazar: proponete x, ascoltate il rilancio, diminuite di due terzi, aspettate il rilancio, diminuite di un terzo, portate pazienza e scucite la grana. Yok. Prima parola turca imparata, ancora prima di Kebap. Letteralmente significa -casualmente un'altra citazione, senza bisogno che scriva le origini- "non ce n'è".

La prima cosa è stata fare una lista di tutti i club di Istanbul, usando Internet e l'aiuto di Burak. Burak è un turco alto e grassottello, trentenne dalla burrascosa giovinezza, nella quale si è perso nella spirale delle droghe turche tra maxi serate di 4 giorni a cui ha partecipato con una frequenza troppo alta per la tolleranza del suo cervello.

La seconda cosa è stata contattare i Club o i gruppi che hanno eventi regolari nei club, presentarci, parlarci, aprirci e fargli capire cosa cerchiamo: delle date con le quali poterci sbizzarrire, dalle grafiche alle lineup agli orari ed alle politiche economiche di ingresso.

La terza cosa è stata essere italiani.

La quarta, essersi portati i vinili da Bologna, gesto che agli occhi dei turchi risulta come segno inequivocabile di serietà (nonostante non sia una legge universalmente applicabile).

La quinta, ho imparato nel corso di Innovation Management, si chiama Serendipity, senza la doppia e, come il negozio di dischi col personale più antipatico d'Italia. Casualità, fato, fortuna, Moira. Bisogna essere culoni in alcuni casi, ma se non sei pronto a riceverla, non ne caverai niente di buono.

Bene. Camminando tra le viuzze che dividono Istiklal e Tarlabasi ci siamo imbattuti in un posto di cui non avevamo mai letto su Internet. Non sapevamo nemmeno con sicurezza se fosse un club o no, ma il portone metallico e l'insegna tradivano il dubbio. Toc Toc. Chi è? -Merhaba, ben Gregorio, memnun oldum. Ben Erasmus Ogrenci. Nasilsin?-

E così abbiamo scoperto che il luogo si chiama Cosmique Room, che, ottimamente per noi, ha aperto da poco. Il "boss" Orcun Ercan, trentenne ricco di famiglia, sembra essere molto amichevole, e decide di rischiare: vada per Venerdì 17 Ottobre. Grafiche fatte con l'aiuto della super fotocamera di Richard (coinquilino australiano, fotografo matto), lineup composta, oltre che da me, da: Marlò, bolognese come noi, trasferitasi ad Istanbul per studiare e suonare; la vecchia roccia Burak; Bora Cesay, amico/nemico della vecchia roccia Burak, vive nel suo scantinato ed è molto molto esperto nell'uso dei vinili; ed infine Emre&Selman, due mansueti studenti della mia università, la pomposa Koç.

Spam, tanto spam, passaparola, tantissimo passaparola, carica, tantissimissima carica. Come primo tentativo, non è stato niente male:  Emre&Selman, mi avevano nascosto l'incapacità di suonare senza sync. Mi avevano detto che avrebbero suonato con l'S2, ma non che non erano capaci senza. Ovviamente si sono scordati il cavo per collegare il controller al PC a casa, quindi parte la session intensiva di allenamento al beatmatching con gli ottimi Cdj 850, ad orario di apertura inoltrato.

Bora siamo dovuti andarlo a prendere sotto casa, e l'abbiamo trovato scapannato. Sì, ribaltato, rovinato, molto fatto. Già capiva poco di inglese, quando gli ho spiegato di muovere il culo e di venire a suonare, ha ribattuto che non voleva più suonare perchè il posto era ancora semi vuoto. Appena prima di mandarlo a fanculo ci dice che Burak, il suo amico del corazòn, non sarebbe venuto. Così. Bella. Senz'altro aggiungere. Con Burak, fuori 4 su 6.

Col K.O. di Marlò arriviamo alla strabiliante quota di 5 dj k.o. su 6. Schienata da lancinanti dolori di stomaco, anche la nostra conterranea si limiterà ai video su youtube e le foto.

E quindi? Come è finita?

E' finita che Emre e Selman, non so come, si sono procurati un altro cavo con quale sono riusciti a syncare tutto. Bora si è ribeccato ed ha suonato con me, dalle 2 alle 7 e 30. Tutti i nostri amici (o quasi) erano festanti, ballavano, piroettavano. Godevano. Alcuni, sotto l'effetto di speed turca, si lasciavano andare a fischi acutissimi ed a cori che potevano accompagnare, solo.

E poi si sa, ci vogliono 1000 giorni per il primo scalino, ma solamente un giorno per il secondo. E per il terzo. Potrei proseguire nel descrivere anche il secondo ed il terzo evento. Mi limiterò a citare alcune parentesi che li hanno caratterizzati, come contrattazioni estenuanti con Burent, negli ultimi trenta, brizzolato, titolare di Senkron Muzik, il negozio dove abbiamo affittato i giradischi di volta in volta. Risse sfiorate con dj Turchi sotto cocaina che, pagati da Orcun per iniziare alle 5 del mattino, volevano suonare durante il nostro orario perchè i nostri amici tra il pubblico creavano un'energia contagiosa, facendogli venire l'acidità di stomaco, perchè andati via noi, se ne sarebbe andata anche la folla per la quale si gode a suonare. Infinite Efes Pilsen.

La lineup del terzo party è stata incredibilmente bologneseoltre a BoraEnki mi ha raggiunto per festeggiare il compleanno ad Istanbul, costituendo assieme a me e Marlò una triade nostrana.

Nella mia testa di studente, arrivare a portare per tre volte un party organizzato da me ad Istanbul era già un punto di arrivo, considerando che avevo anche 5 esami di economia da dare. Istanbul, però, aveva altri piani. Prima di partire ho potuto suonare due volte al Kasette, infine, l'ultimo weekend dello scambio ho suonato durante il Rote Luzi, l'after party più grande di Istanbul. L'evento è organizzato nella sala al secondo piano del Kloster, una sorta di ex palazzo religioso, tipo un monastero, ristrutturato e reinventato club, inizia alle 4 e finisce alle 8.

Non credo che dimenticherò il sole pulito delle 8:30 di mattina ad Istanbul, usciti dal Kloster dopo due ore di tracce in back to back con Sinan Yalcin, uno tra i pochi dj conosciuti in Turchia ad avermi sorpreso in quanto a selecta. In effetti, credo che sarà difficile dimenticare circa tutto quello che è successo in questi quattro mesi e mezzo. Già l'Erasmus è bello di suo, se poi ci si mette di mezzo la musica, "Görüşürüz!" proprio.

 

 

la  storia  dei  tre  planctoon  a  istanbul:  un erasmus  vissuto  in  quattro  quarti!

 

 

17/01/2015_Bologna
Grem @ Cosmique Room, 3rd Planctoon
Marlò (GenericPresents/Ambientdata) during the 3rd and last Planctoon at Cosmique Room, Istanbul
Enki (Beyond Common Ideas) during 3rd and last Planctoon at Cosmique Room, Istanbul
Bora Cesay durinh the 1st Planctoon at Cosmique Room, Istanbul

La nascita dei tre party nella città spezzata tra Asia ed Europa, la vecchia Costantinopoli