Incontro Rebus con l'idea di fare una chiaccherata tra amici davanti a una buona birra (chi l'avrebbe mai detto che la stout del Birrificio di Cagliari sarebbe stata così buona?) e mentre buona parte dei clienti si beve il suo boccale appoggiato sul bancone,noi beviamo il nostro appoggiato su un muretto che rende l'atmosfera del nostro colloquio ancora più minimale.

 

Passeggiando per Rimini è possibile notare che ,pur essendo una città minuscola se confrontata con Bologna o Istanbul, la città è ricca di arte per chi sa cercarla ed esce un pò dalla routine dello "struscio in centro e poi andiamo a sbronzarci sul lungomare".Sulle pareti delle vie più frequentate troneggiano tag e frasi del tipo "io e te 3msc" alternati da qualche rivendicazione politica e al sempre quotatissimo "liber* tutt*" ma per chi vive la città si apre un universo fatto di pareti sconosciute che sembrano essere la tela perfetta per chi,non senza imbarazzo,cerca di rendere viva una fantasia che finora ha trovato spazio solo nelle ultime pagine del diario,quelle in cui disegni quando non vuoi ascoltare il professore  o quando,stremato da una giornata di lavoro,non vedi l'ora di tornare  a casa per dare sfogo alla tua vena creativa

 

Ma facciamo un passo indietro e ritorniamo alla sera del 25/04,in un pertugio riminese : un bicchiere di birra e la voglia di raccontarsi.

 

"Quando hai cominciato ad appassionarti al disegno?"

 

"Diciamo che i primi passi li ho mossi a 14-15 anni nel liceo artistico a Viserba dove ho cominciato a disegnare illustrazioni prese dalla cultura metal,tra i primi soggetti disegnati ricordo le maschere degli slipknot,in quanto mi ha sempre affascinato tutto quello che è cupo e volutamente malato.

Il piacere del disegno non era tanto dato dalla perfezione delle forme ma piuttosto dalla libertà di poter mettere il mio soggetto in qualunque posizione e in qualunque situazione,indipendentemente dal fatto che fosse una posizione scomodissima o una situazione terribile.

 

Ho sempre considerato il disegno come metodo di evasione molto personale,non ho mai chiesto l'apprezzamento di nessuno e sono restio a mostrare i miei disegni a persone che non conosco perchè nel disegno do sfogo a una parte di me che nella vita quotidiana è sopita,la stessa che mi spinge a disegnare mostri raccapriccianti e situazioni drammatiche.

Disegnare mi ha sempre appassionato ma è una passione che ho sempre tenuto più o meno per me e comunque relegata al disegno su carta finchè non sono venuto a contatto con il centro giovani Casa Pomposa,dove ho appreso le regole base della condivisione non solo delle cose materiali come pennarelli,spazi in comune etc.. ma anche di idee e approcci al disegno.

 

Qui incontro Burla,un ragazzo più grande di me conosciuto per il suo talento sia nel disegnare sia nel suonare : in lui riconosco uno stile ispirato,un utilizzo insolito dei colori e dei soggetti da rappresentare; grazie ai suoi insegnamenti prendo coraggio e sulle pareti sfatte del centro comincio a disegnare i miei primi soggetti."

 

"Partendo dai graffiti sei arrivato ai tatuaggi,cosa ha scatenato questo cambiamento?"

 

"Il mondo dei tatuaggi mi ha sempre interessato,fin da quando ero piccolo avevo la passione per piercing,dilatatori e tutto ciò che era rifiutato dalla società perbenista;tuttavia mi ci sono avvicinato  solo recentemente grazie a un mio amico tatuatore che quasi per gioco mi ha invitato nella sua bottega a imbrattare qualche straccio di pelle sintetica.

 

Da quel momento ho capito che i miei disegni preferiti potevano aver spazio sulla mia pelle e comporre un mosaico che tratteggiasse la mia identità in modo da rendermi unico,anche in virtù del fatto che la maggior parte dei tatuaggi che faccio o mi faccio sono disegni miei o di amici.Allo stesso modo penso che quello che sono sia frutto di una composizione di elementi miei e di tutte quelle persone che mi hanno influenzato,amiche e non.

 

Nutro un profodo rispetto per questa antichissima cultura e reputo che utilizzare il proprio corpo come una tela sia il modo più genuino per esprimere l'apprezzamento per l'artista;penso che sia un potentissimo mezzo di espressione attraverso il quale ognuno può abbellire il proprio corpo con disegni più o meno scontati.Io preferisco farlo con disegni legati ad una storia come ad esempio il tatuaggio del gallo : volendo tatuarmi qualcosa di colorato chiesi alla mia ragazza di disegnarmi un tucano,una volta visto l'abbozzo però non ero soddisfatto così pensammo entrambi a qualcosa di diverso e a lei venne in mente il gallo con di fianco la scritta "a cresta alta".Mi piaceva e me lo sono fatto il giorno dopo.

Capisci che così è un pò diverso rispetto al cercare su internet un' immagine che potrebbe starti bene ed è questo il mio modo di intendere i tatuaggi

 

Ci tengo comunque a precisare che ora non sono un tatuatore,ho la macchinetta e faccio pratica su amici ma non ho un mio studio nè clienti.Cerco di dedicare abbastanza tempo sia ai graffiti sia ai tatuaggi ma chiaramente per ragioni economiche penso che un mio eventuale futuro lavorativo potrebbe essere più orientato verso i tatuaggi"

 

"Il tuo nome è anche affiancato al mondo della musica,anche in questo caso c'è stato un elemento che ti ha dato il via per cominciare?"

 

"Come la maggior parte dei ragazzini ho cominciato a suonare strimpellando qualcosa sulla vecchia chitarra abbandonata da mio padre,ho anche avuto qualche gruppo metal/punk/rock (in pratica facevamo del casino in un garage) ma ancora non riuscivo a sentire di potermi esprimere al meglio.

Quando ho cominciato con Ableton l'ho fatto per gioco ma a forza di "giocare" ci ho preso la mano e ho cominciato a fare i miei pezzi ora disponibili su soundcloud.

Il mio rapporto con la musica è,come nell'arte grafica,molto personale e non penso di rientrare in una categoria in quanto ascolto generi di tutti i tipi e con frequenza altalenante : magari un giorno mi chiudo in camera ad ascoltare metal,pop,tekno,hip-hop e per una settimana non ascolto nulla.

 

In generale penso che musica e arte grafica siano strettamente collegate tra loro,derivano dalla radice più ancestrale dell'uomo in risposta al tentativo di dare sfogo alla naturale creatività insita in ognuno di noi.E' come una comunicazione universale in cui non serve parlare o capire un particolare linguaggio ma basta lasciarsi trascinare dall'interpretazione,come se il disegno e la musica fossero la più primitiva forma di linguaggio."

 

I met Rebus looking for a nice talk in front of a beer, (who could ever imagine that Cagliari’s Brewery stout could be so tasty?). While the majority of the clients is sitting on a table, we sit on a small wall,  making the atmosphere of our talk even more particular.

 

Walking through Rimini you can easily realize how an artistic city it is. Even if its dimensions are not even close to Bologna or Istanbul, for those who choose to look for art instead of picking up girls and get drunk in front of the sea, is not that difficult to incurr in interesting stuff. The walls of the main streets we can read words like: “me and you, three meters over the sky”, some politic sentences, like the always high valued “everybod* fre*”. Eventually, for those who really feel the city, they have quite a large range of pieces to see. Pieces drawn by people who want to make their fantasies alive, even if, until now, they just found space in the end of their small diaries. Moreover, those kind of pictures you draw when your professor is not interesting enough or when, tired after a whole working day, the only thing you want to do is coming back home to set your artistic instinct free.

 

Actually let’s get back to that night, it was the twenty-fifth of April, we were on a small path in Rimini, me, Rebus, our desire to tell each other our stories and, of course, the artisanal beer.

 

"When did your love for drawing start?"

 

"Let’s say I started when I was around fourteen years old, I was studying at the artistic high school of Viserba. This is where I started drawing illustrations originated from the metal culture. My first subjects were slipknot’s masks, even because everything dark and consciously sick always fascinated me.

The satisfaction about drawing was not given by the quality of the shapes, I liked to put my subject in every position I wanted, in every situation, even if they were uncomfortable or terrible ones.

 

I’ve always been thinking about drawing as an extremely personal way of escaping reality, never been looking for anybody’s support, I am still very quiet in showing my drawings to people I don’t know, because they represent a part of me which is not showed in the daily routine, the same part which pushes me in drawing ugly monsters and dramatic situations.

I’ve always been drawing exclusively on paper, until when I got in touch with the center Casa Pomposa, where I learnt the basic rules of sharing knowledge and materials like pencils, spaces, ideas and drawing approaches.

Here is where I met Burla, an older guy well know thanks to his talent in playing and drawing: I took inspiration from him for what concerns the style, the unusual utilization of colors and subjects. Thanks to his teachings I got confident and I started drawing my first subjects over the trashed walls of Rimini’s centre."

 

"Starting from paper, passing through sprays, you finally reached tattoos. What brought you to this change?"

 

"Tattoos’ world always interested me, since I was a kid I’ve always been liking piercing, dilatators and everything that was not well seen by our bon-ton society. Recently I’ve been getting closer to ink because a friend of me who is tattooing invited me to his lab to draw over some synthetic skins.

 

Since that moment I realized that my favourite illustrations could have got some space over my skin as well, with the aim of composing a mosaic which could delineate my identity. I could have been unique, even because the majority of my tattoos are made by me or by friends of me. In the same way I believe that my personality is the result of the influence I’ve been receiving by a mix of elements, hailing both from friends and from unknown people.

 

This ancient culture deserves my full respect and I believe that using our body as a drawing surface is the most genuine way to express your taste for the artist of the illustration. I think it’s a powerful way of expression through which everybody can decorate its own body with drawings, some of them may be banal, some of them no. I prefer doing it with drawings which are linked to a story, like I did with the rooster tattoo. I initially wanted to have a Toucan tattooed by my girlfriend. When I realized the drawing on the paper did not satisfy me, we both thaught to something different, when she got the idea of the rooster, next to the sentence “high mohawk”. I really liked it and, the day after, I got it tattooed by myself.  Now you get why there’s a whole difference between people who look on the Internet for a cool illustration. This is how my concept of tattoos.

 

However I want to highlight the fact that now I am not a tattooer, I have the instruments to do it and I practice thanks to my friends but I have no studio nor clients. I try to balance my time between sprays and tattoos but, because of economic reasons, if I had to prognosticate my future, I see myself involved in the tattoos area."

 

"Your name is known in music world as well.  In this case, have you had any “kickstarters” elements?

 

"Just like the majority of children, I started playing something with my father’s old guitar. I had a couple of metal/punk/rock band, we were basically making noise in a garage, but I knew I could have been expressing myself in a deeper way.

When I started with Ableton I took it as a game, but then the game turned into something bigger and I started recording my music, available on soundcloud.

My relationship with music is extremely personal and, just like graphic, I cannot see myself into any category. I keep listening to different genres of music. It could also happen that I close myself into my room listening to metal, pop, tekno or hip hop.

 

Generally, I think music and art are strictly connected, they have the same roots and they were born as an attempt to externalize the natural creativity which each of us holds into himself. It’s something like an universal language thanks to which you don’t need to talk or to understand a particular language. You just have to freely interpret, just the same as music and art were the most primitive form of language."

 

Dopo moe/Hanniballietters, prosegue la rubrica #plancArt assieme a Rebus.

Serata tranquilla nel centro di Rimini:chiacchere con gli amici,due lanci a freesbee e un paio di birre artigianali al fob, esattamente dietro l'arco di Augusto.In serate come queste si parla di qualsiasi argomento,la fattanza trascina le nostre idee lontano e come ogni tanto accade non si parla solo di boiate.

 

After our talk with Moe/Hanniballetters, we refresh our #plancArt section Quiet day in Rimini’s centre: talks with friends, a couple of plays with our freesbee and some artisanal beer at Fob, right behind Augusto’s arch. In these nights we talk about almost everything, thc leads our ideas to far places and, as sometimes happens, we are not only talking about old jokes.

 

 

plancart#02

 

/rebus, writer e tatuatore riminese

 

/rebus, writer and tattooer hailing from rimini (IT)